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Murray Bookchin

La democrazia diretta è una forma di democrazia in cui non esiste il meccanismo della delega politica, bensì quello della diretta partecipazione degli individui alle decisioni riguardanti la collettività. L'altra forma di democrazia, oggi preponderante, è quella rappresentativa.


Breve storia

Storicamente la democrazia nasce nell’Atene del quinto secolo a.c e dura circa 150 anni (in realtà anche le società gilaniche erano sostanzialmente democratiche, nel senso che concedevano un effettivo potere decisionale al popolo). Questa forma di governo è definibile come democrazia diretta: tutti i cittadini (anche se non tutti gli individui erano considerati cittadini...) prendevano parte alla pubblica Assemblea in cui venivano ratificate decisioni di pubblica utilità [1].
Anche durante il Medioevo, troppo spesso denigrato e usato come sinonimo di arretratezza culturale e politica, esistevano forme di democrazie diretta che presero forma all’interno del Comune medioevale. Nel periodo rinascimentale si realizza, al contrario, il passaggio alla forma di democrazia denominata “rappresentativa”, la quale spesso nascondeva forme di governo autoritarie e repressive. La democrazia diretta viene a questo punto dipinta dagli stati moderni come utopistica, non efficiente, caotica ecc.
I principi di questa forma di democrazia ritornarono in auge durante l’esperienza della comune parigina (decisioni prese dalla collettività, ritiro immediato - a discrezione della cittadinanza - delle cariche rappresentative del popolo ecc.). Qualche decennio più avanti, durante la rivoluzione russa, anche la cittadinanza di Kronstadt prese l’abitudine di riunirsi in pubbliche assemblee nella Piazza Ancora.
Nelle altre storiche rivoluzioni libertarie, quelle della Spagna del ’36 e quella dell’Ucraina libertaria di Nestor Makhno, sono stati applicati, seppur con le difficoltà connaturate alla contemporaneità della guerra, i principi fondanti della democrazia diretta: collettivizzazione delle campagna e delle fabbriche, partecipazione degli operai alla guida delle stesse, comitati di fabbrica e di campagna, cooperative ecc.
Durante gli anni "60-70" della contestazione giovanile (vedi Maggio 1968), i collettivi studenteschi e operai, erano spesso organizzati secondo gli schemi della democrazia diretta.


Caratteristiche

Assemblea: è il nome dato agli incontri a cui partecipano tutti i soggetti interessati alla questione in esame di discussione. In tali assemblee, per giungere ad una decisione, si può ricercare il consenso oppure la semplice maggioranza dei convenuti.
Delega revocabile: nel caso di assemblee molto partecipate, alcuni convenuti possono prendere la delega da altre persone interessate alla questione dibattuta. Non si tratta di vere e proprie deleghe come nel caso degli eletti al Parlamento, bensì di persone che assumono il compito di fare da portavoce delle istanze di altre persone. In ogni caso il mandato può essere in ogni momento revocato.
Mandato imperativo: il "delegato" non può avere poteri superiori ai deleganti o ai non delegati, inoltre non può farsi portavoce di istanze che non gli siano state esplicitamente richieste.
Democrazia diretta e anarchismo

Murray Bookchin è stato uno dei maggiori fautori della democrazia diretta. Il suo testo Democrazia Diretta [2] è esemplificativo nel relazionare il concetto democrazia con quello di anarchismo.
Egli innanzitutto differenzia il significato del termine politica: nelle democrazie rappresentative la politica è intesa come prerogativa esclusiva dell'élite dei partiti strutturati burocraticamente; nelle polis greche la democrazia diretta è l’attività di base e d’autogestione della vita collettiva dei membri della polis.
«[la politica nelle democrazie dirette] ...aveva un senso differente da quello odierno. Significava la gestione degli affari pubblici da parte della popolazione a livello comunitario... in una condivisione emotiva di gioia e dolore che davano ad ogni località (villaggio, paese, quartiere, città che fosse) un senso di specificità e comunanza che favoriva la singolarità dell’individuo più che la sua subordinazione alla dimensione collettiva».

Il modello assembleare della polis ateniese è il caposaldo del suo pensiero democratico e libertario: egli contrappone la Confederazione tra i liberi municipi (municipalismo libertario) all'autorità centralizzata dello Stato.

Il municipalismo libertario, attraverso la democrazia diretta, mira all’allargamento della partecipazione alla vita pubblica, auspicando la nascita di città e tecnologie a misura d’uomo che permettano l’estensione e il funzionamento, su base orizzontale, di una rete di assemblee cittadine, le quali sarebbero preposte alla ratifica di decisioni che riguardino la collettività.
La democrazia diretta (municipalismo libertario) nella visione "Bookchiniana", è strettamente connessa al suo pensiero ecologico (ecologia sociale) e alla visione olistica dell’universo. La democrazia diretta è il mezzo attraverso il quale rendere possibile la salvaguardia dell’individuo all’interno di un sistema sociale organizzato orizzontalmente. In sostanza, secondo Bookchin, la democrazia diretta permette la salvaguardia dell’"unità nella diversità":
«Non c’è nulla di nostalgico o innovativo nel tentativo dell’umanità di armonizzare il collettivo con l’individuale. L’impulso a realizzare questi scopi complementari (soprattutto in tempi come i nostri, in cui entrambi rischiano una rapida dissoluzione) è una costante ricerca umana che si è espressa tanto nel campo religioso quanto nel radicalismo secolare, negli esperimenti utopici come nella vita cittadina di quartiere, nei gruppi etnici chiusi come nei conglomerati urbani cosmopoliti. È la coscienza, e non altro, che in ultima istanza determinerà se l’umanità sarà in grado di raggiungere un senso pieno nella dimensione collettiva senza nulla sacrificare a un senso pieno della propria individualità».


La democrazia diretta è maggiormente apprezzata dagli esponenti della corrente anarco-comunista, tuttavia anche l’anarco-individualista Max Stirner, mettendo l'io al centro di tutto, ribadisce che l'individuo deve accettare solo ciò che proviene da se stesso: quello che è esterno all'individuo è al contrario l'emblema dell’autorità. La democrazia diretta, se veramente partecipativa, non coercitiva e non burocratica, non è quindi molto distante dai principi anarco-individualisti.


 La democrazia diretta negli stati moderni

In molte cosiddette democrazie liberali esistono forme, spesso marginali, di democrazia diretta che coesistono all’interno del sistema rappresentativo.
Il principale strumento di democrazia diretta che persiste nell’ambito degli stati moderni, è il referendum. Con questo termine si indica di solito una votazione popolare indetta per abrogare un testo legislativo prodotto dal Parlamento. E' più raro il referendum confermativo, il quale in Italia è riservato alle leggi costituzionali.
In Italia, è capitato frequentemente che le decisioni referendarie siano state poi neutralizzate dal Parlamento, attraverso nuove leggi o aggiramenti di tipo politico (il finanziamento ai partiti, abolizione del Ministero dell’agricoltura, e altri). Soprattutto la Svizzera, ma anche gli USA, ricorrono assai frequentemente al referendum.


Democrazia diretta in Svizzera


In Svizzera la democrazia ha sia la forma diretta che quella rappresentativa. La fusione delle due forme non è una caratteristica esclusiva della Svizzera ma rispetto agli altri paesi ciò è particolarmente accentuato.
I cittadini possono sia proporre leggi che respingere leggi già approvate dal parlamento. L'unico caso in cui il Parlamento può agire contro questo diritto è se la proposta legislativa è anticostituzionale o se viola il diritto internazionale.
I cittadini svizzeri possono sia fare proposte legislative, sia respingere la legislazione già approvata dal Parlamento. In base a questo ci sono due modi diversi di consultare il popolo, a seconda della natura della questione: l'iniziativa popolare e il referendum.
Iniziativa popolare. Se dei cittadini raccolgono 100000 firme possono proporre una legge.
Referendum. Se i cittadini raccolgono 50000 firme tutti saranno chiamati a votare per una legge già approvata dai rappresentanti.


Considerazioni

I principi della democrazia diretta per essere pienamente compresi, devono essere inseriti in un ambito antistatale, antiautoritario e antigerarchico.
Tutti quei movimenti che si rifanno, a parole, alla democrazia diretta, senza però criticare l’autorità dello Stato, sono estranei al pensiero libertario, visto che non colgono appieno le potenzialità di questa forma di autogoverno (autogestione). Citando Murray Bookchin, la democrazia diretta, non cerca altro che conciliare l’unità nella diversità, l'io nel noi.
La maggior parte delle critiche sono quindi per lo più infondate in quanto essi, non percependo gli aspetti libertari della stessa, continuano a ragionare secondo una logica gerarchica e capitalistica.


Critiche infondate alla democrazia diretta


Secondo i fautori della democrazia rappresentativa, la democrazia diretta avrebbe i seguenti "difetti":
La democrazia diretta funziona bene su sistemi piccoli (... il recente movimento NO TAV dimostra che è possibile, attraverso il coordinamento di varie realtà, prendere decisioni importanti anche su ambiti di vasta scala);
Praticabilità ed efficienza (Murray Bookchin auspica la formazione di assemblee riguardanti porzioni di territorio non troppo vaste - quartieri, paesi, collettivi vari - tra loro federati orizzontalmente, in maniera che la partecipazione sia effettivamente popolare e non si perda in efficienza);
Demagogia (... cosa c’è di più demagogico della classe politica che si sviluppa negli stati moderni?);
Complessità (un sistema basato sulla democrazia diretta semplificherebbe la vita stessa dei cittadini poiché tutto il sistema burocratico su cui si reggono le democrazie rappresentative scomparirebbe);
Apatia dei votanti (in realtà il votante è apatico proprio perché si rende conto che il suo voto vale praticamente niente);
Interesse personale (la democrazia diretta coinvolgerebbe i cittadini nella vita pubblica e gli interessi privati, nella maggior parte dei casi, coinciderebbero con quelli pubblici).


Note

↑ Alcuni studiosi (es. Riane Eisler) sostengono però che il tentativo democratico dei Greci non è stato altro che il lascito di una civiltà precedente in cui effettivamente era assente ogni tipo di discriminazione classista e sessista: le cosiddette società gilaniche (le società gilaniche resistono in gran parte dell'Europa all'incirca tra l'8000-7000 a.c e il 3-2000 a.c., prima che fossero distrutte dalle invasioni dei Kurgan)
↑ Scheda libro

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