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Kropotkin, fautore della propaganda col fatto
Kropotkin, fautore della propaganda col fatto

L'anarchismo insurrezionalista è una tendenza dell'anarchismo che affonda le proprie radici nell'origine stessa del movimento anarchico. Rivendicando pratiche come la propaganda col fatto, l'esproprio, l'azione diretta e il sabotaggio come efficace mezzo di contestazione, atto non solo a criticare la società capitalistica ma anche a porre le basi per il suo rovesciamento, l'insurrezionalismo crede nel sovvertimento immediato dell'ordine costituito o comunque nella possibilità di attaccare frontalmente le istituzioni vigenti.

Tornata in auge anche ai giorni nostri, l'insurrezionalismo è un mezzo adoperato in particolare dai gruppi d'affinità facenti capo alle correnti anarco-individualiste, quantunque soprattutto in passato esso sia stato promosso anche da esponenti dell'anarchismo sociale come Bakunin, Malatesta, Cafiero e dai comunisti anti-organizzatori come Giuseppe Ciancabilla, Galleani e Johann Most.

Definizione

L'insurrezionalismo è un pensiero radicale che sostiene la possibilità di attaccare Stato e Capitale in ogni momento, al di là di qualsiasi elaborazione strategica o tattica. A differenza di altre tendenze che si sono sviluppate nel corso della storia del pensiero libertario (comunisti, individualisti, organizzatori, antiorganizzatori, educazionisti, sindacalisti, ecc.) che si basavano soprattutto su una diversa concezione politica e organizzativa, l'insurrezionalismo si distingue principalmente per la concezione dei mezzi da usare per l'abbattimento dello Stato, è quindi affine soprattutto alla corrente individualista (esclusa la tendenza pacifista) ma anche a quella comunista.

Mentre buona parte del movimento anarchico ritiene che, nell'attuale fase storica e nei paesi dove esiste un minimo di democrazia formale, non sia conveniente l'utilizzo della rivolta violenta, gli insurrezionalisti sono sostenitori della rivolta quale mezzo di sovvertimento dell'ordine costituito.

L'insurrezione, a seconda delle finalità che si propone, può essere genericamente così definibile:

  • Propaganda col fatto. Sono così definibili tutte quelle azioni dirette attraverso le quali si intende comunicare idee e pensieri, ma non solo con la parola bensì anche e soprattutto con il “fatto”. Sono così definibili anche tutte quelle azioni dirette volte anche a vendicare un determinato episodio, nella speranza anche di dare inizio ad una rivolta di più ampio respiro: es. Gaetano Bresci che colpisce a morte Umberto I per vendicare la strage dei moti di Milano del 1898 e nella speranza che da ciò si ingenerasse una rivolta popolare.
  • Insurrezione vera e propria. Sono così definibili quegli atti finalizzati alla liberazione di uno spazio fisico, più o meno ampio, dall'autorità e dalla gerarchia imposta da una classe privilegiata, per sostituirla immediatamente con una società libertaria e strutturata orizzontalmente: es. Bologna-1874, Banda del Matese-1877. È evidente che l'insurrezione è, di fatto, anche un'azione di "propaganda".

È bene sottolineare che talvolta le azioni insurrezionali sono svincolate da particolari richieste e non sono inserite nell'ambito di rivendicazioni sociali e\o politiche (quantomeno non è l'obiettivo principale).

Storia dell'insurrezionalismo

Insurrezionalismo classico

Le prime insurrezioni di rilievo con carattere libertario o antiautoritario si ebbero durante la rivoluzione francese (1789), nella rivolta luddista (1811-12), nell'insurrezione popolare del 1830 (27-28-29 luglio) contro Carlo X, nell'insurrezione operaia francese del 1848 (alla quale parteciparono gli anarchici Corderoy e Dejacque) e anche durante il Risorgimento italiano (es. spedizione di Pisacane a Sapri). Talvolta queste insurrezioni avevano carattere d'indipendenza nazionale, altre volte la “spinta” era prettamente di natura economico-sociale.

In ambito anarchico questi diversi aspetti dell'insurrezionalismo trovarono convergenza soprattutto nella figura di Bakunin. Nel settembre 1870, in seguito agli eventi della guerra contro la Prussia, esplose la rivolta a Lione, allorché alcuni bakunisti, a cui più tardi si aggiunse lo stesso anarchico russo, il 26 settembre affissero un manifesto in cui proclamavano:

Il 28 settembre gli insorti lionesi misero le autorità locali alla porta, ma un po' troppo d'indecisionismo impedì il successo dell'insurrezione. Più avanti, il 18 marzo 1871, l'insurrezione alla Comune di Parigi permise, per un breve periodo, la sperimentazione di idee e pratiche libertarie.

In Italia, nel 1874 e nel 1877, gli anarchici, guidati in particolare da Malatesta e Cafiero, insorsero rispettivamente a Bologna e nel Matese. Malatesta e Cafiero si erano espressi in favore dell'insurrezionismo durante i lavori di Berna dell'Internazionale antiautoritaria:

Accanto a questi tentativi insurrezionali, preparati e messi in atto da organizzazioni più o meno strutturate sul territorio, se ne verificarono altri di stampo prettamente individualistico, atti a minare il potere istituzionale e\o a diffondere l'anarchia (propaganda col fatto): in Russia la Narodnja Volja ("Partito della Volontà del Popolo"), tra il 1879e il 1884, organizzò una decina di attentati, uno dei quali, il 13 marzo 1881 (il 1 marzo per il calendario giuliano allora in vigore)., colpì a morte lo Zar Alessandro II; in Francia Kropotkin ed altri anarchici (Felix Tressaud, Emilio Gautier ecc.) annunciarono la diffusione del pensiero anarchico mediante «la rivolta permanente mediante la parola, lo scritto, il pugnale, il fucile, la dinamite». Tra il 1892 e il 1894, sempre in terra francese, si ebbe una serie di innumerevoli attentati individualistici (Ravachol, Auguste Vaillant, Emile Henry, Sante Caserio ecc.), che parevano caratterizzarsi come un'istintiva reazione al fallimento dell'anarchismo organizzato [1]; in Spagna si susseguirono una serie di frenetici avvenimenti: ad Alcoy insorsero gli operai anarchici (1873), nel 1878 Juan Oliva Moncasi cercò di uccidere il re Alfonso XII, nel 1892 i contadini andalusi insorsero violentemente, nel 1896 Michele Angiolillo colpì a morte il primo ministro Canovas; in Italia la «propaganda col fatto» fu attuata da diversi anarchici: Pietro Acciarito, Giovanni Passannante, Luigi Luccheni e Gaetano Bresci.

Nel '900 le insurrezioni individualistiche sembrarono lasciar spazio a quelle maggiormente organizzate e "ambiziose": nel 1911 Ricardo e Enrique Flores Magon, oltre ad altri esponenti dell'IWW, tentarono un'insurrezione nella Bassa California; dal 1917 truppe legate a Nestor Makhno insorsero in Ucraina, realizzando una notevole esperienza libertaria, osteggiata tanto dai bolscevichi quanto dai controrivoluzionari “bianchi”; dal 1936 al 1939 gli anarchici spagnoli misero a frutto le brevi rivolte degli anni precedenti, con la realizzazione del più grande esperimento libertario della storia: la rivoluzione spagnola.

Insurrezionalismo moderno

Più recentemente, l'anarchismo insurrezionale si è rinnovato soprattutto grazie agli scritti del catanese Alfredo Maria Bonanno (ma anche di Wolfi Landstreicher, Costantino Cavalleri, Gustavo Rodríguez altri), che trovarono terreno assai fertile soprattutto in Italia e Grecia prima e in Spagna in un secondo momento. Proprio nella penisola iberica, nel 1996 il "gruppo bonanniano" "Rivolta" organizzò il convegno dell'Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista, cui parteciparono molti gruppi spagnoli, segnando però disapprovazione o scandalo in molte altre realtà della penisola iberica (la FIJL, che era stata invitata all'evento, si rifiutò di partecipare) [2].

L'"insurrezionalismo moderno", se così può essere definito, propone un'organizzazione di tipo informale fondata sui cosidetti gruppi d'affinità [3]: ogni individuo è considerato il fulcro della teoria e della pratica del gruppo ed ognuno di essi sviluppa relazioni d'affinità, di fiducia e conoscenza con gli altri. Secondo i principi dell'informalità tali relazioni possono essere anche temporalmente limitate, il gruppo può quindi dissolversi alla stessa velocità con cui si è costituito.

L'insurrezionalismo ha fatto scuola anche nel continente americano: negli USA le riviste «Disobbedienza ostinata» e «Uccidere il re Abacus» sono state il risultato della diffusione del pensiero insurrezionalista, che qui prese anche una “piega” ecologista (si veda anarco-primitivismo o anarchismo verde); azioni insurrezionaliste si registrano anche in Messico, Argentina e Cile.

L'insurrezionalismo in Italia

L'insurrezionalismo in Italia si è distinto in conformità a tre grandi linee di tendenza:

1) Insurrezionalismo per la rivoluzione sociale. I primi moti rivoluzionari a carattere sociale si ebbero durante il Risorgimento, per merito soprattutto di Carlo Pisacane e della sua spedizione a Sapri.

Una forte prerogativa rivoluzionaria la si ritrova anche in tutti quegli anarchici che subirono l'influenza del Bakunin durante il suo soggiorno italiano (1864-1867). Tra questi si può citare Andrea Costa (almeno sino a quando non si convertì al socialismo parlamentarista), Carlo Cafiero, Napoleone Papini e soprattutto Errico Malatesta. Quest'ultimo fu contemporaneamente ideologo e uomo d'azione di coloro che tentarono l'insurrezione a Bologna (1874) e nel Matese (1877). I motivi del perché dell'insurrezione furono ben spiegati dallo stesso Malatesta:

2) Insurrezioni individuali. Il fallimento delle rivolte sociali spinse molti individualisti ad insorgere violentemente contro singoli obiettivi: nel 1878 Giovanni Passannante tentò d'uccidere il re Umberto I; nel 1892 Pietro Acciarito attentò alla vita dello stesso re; nel 1900 finalmente Gaetano Bresci riuscì a colpire a morte il cosiddetto “re buono” (Umberto I). Molti individualisti italiani compirono le loro azioni anche all'estero: Luigi Luccheni, Sante Caserio, Michele Angiolillo e Severino Di Giovanni (quest'ultimo emigrato in Argentina per sfuggire alla repressione fascista). Prima del fascismo Bruno Filippi e il suo gruppo compirono una serie di attentati volti a colpire Stato e capitale; durante il ventennio della dittatura di Mussolini molti anarchici teorizzarono e praticarono l'insurrezione violenta contro il "Duce" e lo Statofascista (Michele Schirru, Gino Lucetti,Anteo Zamboni e Angelo Sbardellotto) e contro i fascisti in generale (Renzo Novatore, gli Arditi del Popolo ecc.).

3) Insurrezione informale. Più recentemente le nuove teorie di Alfredo Maria Bonanno sull'insurrezionalismo informale, basato sulla «gioia armata» e, soprattutto, sui «gruppi d'affinità» - ovvero in pratica sull' aggregazione temporanea di singoli soggetti e/o gruppi di affinità, che si riuniscono in occasione di determinate manifestazioni di protesta, con obiettivi limitati nel tempo e diversi da gruppo a gruppo - hanno dato nuova linfa, tanto in Italia quanto all'estero, a questa tendenza dell'anarchismo.

Parte del movimento anarchico non si riconosce in queste parole, tuttavia molte singole individualità e vari gruppi anarchici ne sono stati chiaramente influenzati. In particolare le recenti azioni della Federazione Anarchica Informale appaiono fortemente legate alle sue teorie. (La comparsa sulla scena della Federazione Anarchica Informale ha dato origine ad un dibattito interno al movimento anarchico sull'autenticità della suddetta organizzazione: per alcuni sarebbe una provocazione degli apparati istituzionali, altri invece la pensano in maniera diametralmente opposta.)

Considerazioni critiche

L'impianto teorico-pratico dell'insurrezionalismo non si fonda su alcun modello ideologico schematico in grado di preconizzare un'ipotetica società futura, non abbraccia dogmaticamente il lavoro di alcun teorico rivoluzionario e pure nel caso in cui i seguaci di questa tendenza fossero ispirati da qualcuno, comunque non si sentono in dovere di appoggiarne necessariamente ogni sfumatura del pensiero.

La mancanza di organizzazione e di strategie teorico-pratiche sono da sempre una delle maggiori critiche portate avanti da diversi anarchici, specialmente quelli appartenenti alla tendenza comunista del «piattaformismo». Questa, che si rifà alle tesi stesse di Bakunin, ed è¨ da sempre fortemente critica nei confronti dell'insurrezionalismo, accusato di portare avanti azioni dirette del tutto sganciate dal contesto sociale e dalle lotte delle organizzazioni di massa. Per tanto, secondo i piattaformisti, con le loro pratiche gli insurrezionalisti avallano metodi di lotta del tutto inutili o addirittura dannosi per l'emancipazione degli sfruttati.

A tal proposito, essi citano lo stesso Kropotkin, che dopo aver promosso e diffuso la propaganda col fatto, nel 1887 rivedette le proprie posizioni in un articolo pubblicato su Le revoltè, dove dichiarò che <<un edificio fondato su secoli di storia non si distrugge con qualche kg di esplosivo. ».

Note

  1. La natura di questi attentati fu notevolmente differente: per es. Ravachol si mosse in un ambito specificamente illegalista, invece Sante Caserio colpì a morte il presidente Carnot, visto come simbolo del dominio e del potere repressivo
  2. Per una critica dell'ideologia insurrezionalista
  3. Anche gli stessi black bloc sono stati in qualche modo influenzati dalla teoria dell'informalità
Tag(s) : #correnti anarchiche

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